In fondo al mar, in fondo al mar
Ogni volta che ci troviamo di fronte a dei giochi che trattano di fantascienza e, più in generale, di viaggi planetari il nostro pensiero va subito a pianeti ricolmi di extra-terrestri quasi sempre pronti a farci fuori senza pietà (e noi a far fuori loro chiaramente). Oggi però parliamo di un titolo completamente diverso, con un
taglio narrativo e di gameplay decisamente fuori dagli schemi: stiamo parlando di
In Other Waters, titolo sviluppato dai ragazzi di
Jump Over The Age. E' bastato questo incipit a destare il vostro interesse? Per saperne di più continuate a leggere la nostra
recensione di In Other Waters per Nintendo Switch.
La trama di In Other Waters
Prima di parlare della storia che sta dietro
In Other Waters e di cui, in buona sostanza, ne rappresenta la spina dorsale, conviene fare due parole per specificare che
In Other Waters non è un titolo adatto a tutti. In Other Waters infatti ha due grossi scogli che per l'utente medio potrebbero risultare insormontabili: il primo è la
totale assenza della lingua italiana e questo, in un gioco dove è fondamentale capire ogni singola parola è davvero un gradino importante. Il secondo scoglio, questo invece più facilmente aggirabile, è la tipologia di gioco: in
In Other Waters non avrete mai a che fare con dei nemici da distruggere, non è un titolo action, è un gioco con dei ritmi molto lenti.
Bene, avete passato entrambi gli scogli? Allora quello che vi aspetta è un'avventura intima, particolare e (anche se non eccessivamente lunga) che vi lascerà qualcosa dentro. Abbiamo detto che
In Other Waters è un titolo atipico e ve ne accorgerete fin dai primi minuti, nel titolo sviluppato dai ragazzi di
Jump Over The Age infatti non impersonerete un essere umano (o comunque vivente) ma voi
vestirete i panni dell'Intelligenza Artificiale deputata ad aiutare la nostra protagonista.
Nella storia di
In Other Waters seguirete le avventure di
Ellery Vas, una xenobiologa che atterra sul pianeta
Gliese 667 Cc in cerca della sua compagna (nonchè collega)
Minae Nomura. La collega di Ellery è scomparsa e noi, all'interno del nostro scafandro giallo partiamo alla sua disperata ricerca. Il nostro compito sarà quello di supportare Ellery, da buona Intelligenza Artificiale le staremo accanto per tutta la durata dell'avventura, avventura di cui non vogliamo spoilerarvi nemmeno una piccola parte.
Il gameplay di In Other Waters
Partendo dal presupposto che non controlliamo direttamente Ellery ma la sua intelligenza artificiale,
In Other Waters presenta al giocatore un'interfaccia grafica che sembra uscita da un titolo di trent'anni fa e no, non è una critica, anzi. L'interfaccia di gioco è rappresentata, in buona sostanza da una schermata di un radar e da qui siamo chiamati ad
interagire con l'ambiente e dare supporto a Ellery.
Durante la nostra prova su
Nintendo Switch abbiamo trovato i controlli di gioco estremamente intuitivi, sia giocando con il controller che usando i comandi touch. Effettuare gli spostamenti, muoversi tra i menu è risultato fin da subito un'operazione semplice e immediata. In buona sostanza, in
In The Other Waters siamo chiamati ad effettuare poche operazioni fondamentalmente guidati dalla narrazione che, di sottofondo, trascina tutta l'avventura. Possiamo analizzare e reperire campioni di flora e fauna sottomarine, muoverci sul fondale e, soprattutto, rispondere a Ellery durante le sue uscite. Abbiamo a disposizione solo due opzioni: "Si" e "No", il peso di queste risposte che non permette sfumature obbliga il giocatore a dover comprendere perfettamente quanto chiesto dalla protagonista ed è proprio per questo che
è necessaria una profonda conoscenza della lingua inglese (o almeno decisamene buona).
A livello di gameplay
In The Other Waters può essere associato ad un'avventura testuale vecchio stile, con l'aggiunta di una profondità narrativa ed emotiva sicuramente notevole.
In The Other Waters è un titolo che procede in modo lineare, missione dopo missione, compito dopo compito vi capiterà di ritrovarvi a dover sbloccare nuove zone, cercare nuove specie e via di questo passo, tutto nella solitudine che si può trovare in fondo all'oceano e sempre con in mente l'obiettivo di ritrovare
Minae.
L'arte e la tecnica di In The Other Waters
Poteva un titolo così toccante e delicato non essere curato anche nella sua direzione artistica? Ovviamente no, e infatti
In Other Waters riesce nel suo design minimale a trascinare il giocatore nel profondo degli oceani di Gliese 667 Cc. Come abbiamo detto prima la UI è studiata perfettamente e ci si trova a proprio agio con l'interfaccia grafica in tempi decisamente rapidi.
Parte del merito va anche, e forse soprattutto, alla componente sonora della produzione.
Amos Roddy, il sound designer, ha saputo dare un tocco in più colorando (sonoramente parlando) le correnti oceaniche, i rumori ovattati dell'oceano e dando spessore al silenzio.
Infine vogliamo dare un piccolo spazio anche all'impegno che gli sviluppatori hanno profuso nel creare un mondo di gioco coerente, inventato ma verosimile, che tratta con incredibile profondità le relazioni tra esseri viventi, tra flora e fauna di Gliese 667 Cc, come se tutti questi esseri immaginari esistessero realmente.