Il ritorno dei platform 3D
Il genere dei platform è stato bistrattato per diversi anni, dopo una presenza molto ingombrante (forse troppo) nell'epoca degli 8/16 bit, il genere è andato pian piano scomparendo con il passare degli anni. Ad un certo punto sembrava che solo
Nintendo stesse cercando di mantenere alto il genere grazie al suo (inarrivabile)
Super Mario. Fortunatamente però le cose sono cambiate un po' negli ultimi anni e tra remake, remastered e nuovi titoli, il genere dei
platform 3D ha saputo tornare in grande spolvero (merito, ancora una volta, di un ispiratissimo e incredibile
Super Mario Odyssey).
La trama di A Hat in Time
Prima di parlare della trama di
A Hat in Time vogliamo fare una piccola precisazione: la creatura scaturita dalle mente dei ragazzi di
Gears for Breakfast è una bestia un po' particolare, a guardarlo da lontano il titolo potrebbe sembrare una sorta di clone di Mario un po' raffazzonato ma, ad un'analisi più attenta si scopre che il lavoro finito ha molto di più da offrire.
A Hat in Time sembra, per certi versi, un inno ai classici platform 3D, un sapiente mix di idee e meccaniche che si sono viste in varie vesti e in vari titoli.
A Hat in Time prende un po' di idee dei
Super Mario in 3D, un po' di spunti da
Spyro e così via eppure, a conti fatti, riesce ad avere una sua personalità ben definita.
In
A Hat in Time impersoniamo la simpatica (e abbastanza pazza)
Hat Kid, una ragazzina che passa la sua esistenza viaggiando nello spazio e nel tempo, comoda comoda sulla sua navicella spaziale la giovane girovaga indisturbata tra mondi passati, presenti e futuri in ogni angolo del cosmo. Tutto questo viene però interrotto dal cattivo di turno, un mafioso (si avete letto bene, un mafioso) causa un'avaria alla nostra astronave e ci vede costretti ad atterrare sul primo pianeta che ci capita a tiro che, guarda a caso, è proprio
Mafia Town. L'avaria ha causato la perdita delle nostre quaranta clessidre temporale, l'elemento che ci consente di viaggiare indisturbati per la galassia: inutile dire che il nostro compito diventa immediatamente quello di recuperare il prezioso carico smarrito e vendicarci dell'infausto avversario.
La trama messa in piedi dai ragazzi di
Gears for Breakfast ricorda molto le storie raccontate nei grandi classici del platform 3D del passato: una trama semplice che serve più da pretesto che da vera e propria colonna portate del titolo e che consente alla nostra eroina di avere una "scusa" per viaggiare di mondo in mondo ed affrontare le mille e più peripezie che ci vengono proposte di volta in volta. Detto questo la storia procede abbastanza lineare e, a conti fatti, è anche piacevole e adatta al contesto.
Il gameplay di A Hat in Time
A Hat in Time è un titolo che si rifà ai grandi classici del platform 3D quando il genere era al suo massimo splendore: i riferimenti a
Banjo-Kazooie e
Super Mario in effetti sono sicuramente tangibili. Come scrivevamo in apertura però in questo periodo il platform 3D ha trovato una nuova spinta anche (e sopra tutto) grazie a
Super Mario Odyssey e all'ottimo lavoro che Nintendo è stata in grado di proporre, ma anche grazie a produzioni più piccole (e dignitose) come quel
Yooka-Laylee di
Team17.
A Hat in Time consente ai giocatori di girovagare per diversi mondi (tutti abbastanza dettagliati e con una struttura propria solida e riconoscibile) che mettono di fronte al giocatore sessioni di platforming e puzzle di difficoltà crescente senza però risultare sbilanciate. I cinque livelli di cui è composto il titolo presentano strutture e level design decisamente differenti gli uni dagli altri e questo regala al titolo una gran varietà. Ma il vero e proprio cuore del titolo è dato dall'utilizzo dei cappelli che la nostra protagonista può indossare. Non lasciatevi trarre in inganno dalla somiglianza con
Super Mario Odyssey, qui i cappelli non ci permetteranno di prendere il controllo dei nostri avversari ma regaleranno alla piccola
Hat Kid dei poteri particolari: ogni cappello sarà infatti in grado di donarci nuovi tipi di attacco, aumentare la nostra capacità di salto e via di questo passo. Potete quindi ben capire che questa soluzione riesce ad offrire sfumature e cambi di gameplay sicuramente interessanti che riescono a tenere sempre vario l'approccio al gioco.
Non è però di soli cappelli che vive il gameplay di
A Hat in Time, sul nostro percorso avremo infatti un sacco di collezionabili da recuperare la cui ricerca non sarà però fine a se stessa visto che, anche in questo caso, ogni elemento trovato contribuisce (almeno parzialmente) a
variare il gameplay. A chiudere in bellezza questo paragrafo ci pensa il fatto che il titolo è localizzato in italiano e che quindi non troverete difficoltà nel seguire la storia ne nel comprendere rapidamente l'utilizzo dei vari gadget a nostra disposizione.
L'arte e al tecnica di A Hat in Time
Iniziamo subito parlando della componente artistica del titolo: il lavoro svolto dai ragazzi di
Gears for Breakfast risulta ottimo dal punto di vista della direzione artistica: gli sviluppatori sono stati in grado di presentare un personaggio carismatico e riconoscibile che, grazie ad un design semplice ma chiaro e fresco, farà immediatamente breccia nel vostro cuore di videogiocatori.
Hat Kid è simpatica e divertente e risulta la perfetta nemesi della sua rivale,
Mustache Girl un avversario temibile ma sdrammatizzato in modo magistrale.
Un discorso a parte va fatto per la cura che gli sviluppatori hanno riposto nella realizzazione e nella caratterizzazione dei cinque mondi di gioco che compongono il titolo: ogni ambientazione di
A Hat in Time presenta al giocatore qualcosa di nuovo: sia dal punto di vista prettamente visivo che da quello contenutistico e legato al gameplay.
A Hat in Time è mosso dall'
Unreal Engine 3 e dobbiamo dire di essere decisamente soddisfatti dalla sua resa anche sulla piccola console di casa
Nintendo. Se è vero che la resa complessiva risulta sicuramente sottotono se paragonata al mostro sacro di
Super Mario Odyssey è altrettanto vero che durante le nostre prove non abbiamo mai riscontrato problemi e comunque il colpo d'occhio è sempre stato più che buono. Buona anche la colonna sonora del titolo che ben riesce ad accompagnare le gesta della nostra piccola protagonista senza risultare troppo invasiva o ripetitiva.